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Il GDPR pone una particolare attenzione sul trattamento automatizzato dei dati personali, in cui rientra la profilazione dei candidati

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E SELEZIONE:
COME USARE LA TECNOLOGIA IN REGOLA CON IL GDPR

13/07/2020

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I dati personali sono considerati il nuovo petrolio. Un’analogia che fa immediatamente capire quanto sia elevato il loro valore e quanto gestire i dati sia un tema delicato. Non è un caso che si sia presto sentita l’esigenza di regolamentare la tutela dei dati personali con normative puntuali e all’occorrenza restrittive.

Il testo a cui oggi ci riferiamo con sempre maggiore consapevolezza per tutto ciò che concerne dati e privacy è il Regolamento 2016/679 UE, comunemente noto come GDPR (General Data Protection Regulation). La normativa europea, ufficialmente entrata in vigore nel maggio 2018, rende necessario porsi sempre una domanda fondamentale: la raccolta e l’utilizzo che sto facendo dei dati è compliance? È conforme alla normativa vigente?

La tutela dei dati personali si è fatta più urgente e complessa con la crescita esponenziale della digitalizzazione. Non fanno eccezione le tecnologie che applicano l’Intelligenza Artificiale. Anzi, proprio l’enorme flusso e la mole di informazioni necessarie a sviluppare algoritmi di machine e deep learning hanno portato il legislatore a inserire degli approfondimenti specifici su questo tema

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E GDPR

L’Intelligenza Artificiale si nutre ed evolve grazie ai dati. Più riusciamo a dare in pasto all’algoritmo informazioni rilevanti, specifiche, varie, più l’AI crescerà, apprenderà e migliorerà. E i dati più interessanti per i sistemi di machine learning sono proprio i dati sensibili, quelli che si tende a tutelare maggiormente.

Dati anagrafici, bancari, di genere, penali, geolocalizzazione, interessi personali. Tutto quello che ruota attorno alla sfera più privata è essenziale per programmare delle macchine sempre più intelligenti. Questo è il motivo per cui sia a livello comunitario sia nei singoli Stati membri sono state introdotte norme di recepimento e di adeguamento per rimanere al passo con la tecnologia.

A proposito di applicazioni dell’Intelligenza Artificiale, il GDPR pone una particolare attenzione sul trattamento automatizzato dei dati personali, in cui rientra la profilazione dei candidati.

NORME UE SULLA PROFILAZIONE DEI CANDIDATI

L’Art. 22 del GDPR (Processo decisionale automatizzato relativo alle persone fisiche, compresa la profilazione) ribadisce come principio generale che:

l’interessato ha il diritto di non essere sottoposto a una decisione basata unicamente sul trattamento automatizzato, compresa la profilazione, che produca effetti giuridici che lo riguardano o che incida allo stesso modo significativamente sulla sua persona.

Provando a semplificare e a chiarire il concetto chiave della normativa, possiamo affermare che non è consentita la decisione automatizzata basata su elaborazioni algoritmiche di dati a meno che non sia accompagnata dall’effettivo intervento umano lungo tutto il processo: istruttorio, valutativo e decisionale.

A questa definizione si lega il principio di privacy by design, ossia la protezione dei dati sin dal momento della progettazione del processo, introdotto all’Art. 25 del GDPR: Protezione dei dati fin dalla progettazione e protezione dei dati per impostazione predefinita.

Il principio di privacy by design pone tutta la questione della protezione dei dati sotto una nuova luce, perché presuppone che la tecnologia sia implementata a monte, già dalla fase di progettazione di ogni processo industriale e tecnologico, per operare nel rispetto dei diritti fondamentali degli interessati.

AUTOMATIZZAZIONE DEL PROCESSO E TECNOLOGIA QUALITATIVA

L’uso dell’Intelligenza Artificiale per automatizzare i processi di selezione è un trend in costante crescita. Alla luce di tutta la giurisprudenza che regolamenta questo settore, però, è giusto chiedersi: l’utilizzo di questi software è compliance? È conforme alla normativa vigente?

La risposta è: dipende.
Dipende dalle scelte che sono state fatte. Dipende dalla tecnologia che si sta utilizzando. Dipende da quanto si decide di farsi supportare o sostituire da un algoritmo. Dipende da quanto l’intervento umano sia presente nel corso del processo.

Migliorare la qualità del proprio lavoro grazie alla tecnologia è possibile e auspicabile. Siamo umani e non è sostenibile fare ogni giorno uno screening manuale di centinaia (se non migliaia) di CV. È un costo in termini economici e di tempo, è un’attività considerata ormai di basso valore. L’automatizzazione della fase di screening dunque, può essere delegata alla macchina, che in parte, può anche svolgerla meglio dell’uomo. Perché è più veloce, perché sa leggere, elaborare e incrociare molte più informazioni contemporaneamente.

Però, la tecnologia utilizzata per automatizzare la selezione deve essere conforme al GDPR, deve essere progettata nel rispetto dei candidati, deve qualificare i profili in base alle loro caratteristiche e agli obiettivi dell’azienda, ma non deve mai escludere nessuna opzione. Ogni candidatura merita attenzione e un’occasione, anche quando l’Intelligenza Artificiale dà una valutazione bassa rispetto alle caratteristiche della posizione, la persona deve essere nella lista del recrutier e non essere arbitrariamente eliminata da una macchina.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ETICA SECONDO CLEVERCONNECT

In CleverConnect parliamo di Intelligenza Artificiale etica, perché la tecnologia nasce in ottica Candidate Driven. L’obiettivo è favorire le persone nel mondo del lavoro. L’algoritmo elabora i dati oggettivi e restituisce tutti i risultati delle candidature ricevute qualificati e organizzati secondo dei parametri trasparenti.

Candidati e recruiter, infatti, possono vedere in tempo reale quali sono i criteri che l’AI ha ritenuto rilevanti per abbinare il miglior talento alla posizione lavorativa più affine.

Dietro e durante tutto il processo c’è e resta l’uomo.
L’uomo, il recruiter, per l’uomo, il candidato.
HR Match è la soluzione win win nel rispetto di tutte le normative UE.