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L’AI deve essere al servizio del bene comune, deve essere affidabile e garantire sempre e comunque alcuni diritti fondamentali, tra cui il rispetto per l’integrità fisico-morale della persona e la libertà dell’individuo.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E RECRUITING:
IL LATO UMANO DELLA TECNOLOGIA NEI PROCESSI DI SELEZIONE

26/05/2020

Ancora nel 2020, parlando di Intelligenza Artificiale è facile immaginare scenari futuri ipertecnologici in cui le macchine dominano il mondo dopo essersi emancipate e ribellate all’uomo che le ha create. In realtà sappiamo bene che non è così, perché già conviviamo in perfetta armonia con tutti gli strumenti tecnologici dotati di AI che ci semplificano la quotidianità più che prenderne il sopravvento.

Il mondo del lavoro, in particolare, è stato a lungo – ed è tutt’oggi – oggetto di dibattito rispetto all’applicazione dell’Intelligenza Artificiale nei più disparati settori, erroneamente ritenuta responsabile di automatizzare i processi tanto da sostituire l’uomo e di fatto frenare l’occupazione. Invece, questa evoluzione ha creato posti di lavori e milioni ne creerà in futuro, spostando l’asticella sempre più in alto e alimentando un mercato altamente qualificato, fatto di figure professionali che oggi non riusciamo nemmeno a immaginare.

I risvolti in tema di Intelligenza Artificiale sono incredibilmente interessanti dal punto di vista scientifico, della ricerca e dei settori di sviluppo, ma c’è un elemento che spicca e risulta particolarmente degno di nota, che trae origine dalla base stessa dell’AI, ovvero il bisogno di creare una connessione tra automazione e ragionamento che si sta spingendo sempre più verso la sfera delle emozioni e dei sentimenti.

Stiamo insegnando alle macchine a capirci nel profondo, a immedesimarsi in noi, a dare ai dati una lettura semantica. Con tutti i limiti e i vincoli della complessità dell’essere umano, che garantiscono la centralità dell’uomo, in ogni caso. Da qui nasce il concetto di coppia uomo/macchina, che lavorano insieme, in un processo di crescita senza prevaricazione.

COME FUNZIONA LA COPPIA UOMO/MACCHINA?

Per semplificare, possiamo definire l’Intelligenza Artificiale la disciplina che ha l’obiettivo di insegnare ai computer ad agire e pensare come un essere umano.

Studiando a fondo l’applicazione delle automazioni al lavoro umano si scopre – secondo un rapporto stilato da McKinsey – che meno del 5% delle nostre mansioni sono automatizzabili al 100%, ma d’altro canto il 60% delle occupazioni potrebbe automatizzare poco meno del 30% delle proprie attività.

Queste sono le due facce della stessa medaglia: automatizzare i processi è ormai un dato di fatto, ottimizzare l’automazione è una strada sempre più battuta, ma a rendere tutto questo efficiente è l’uomo. Non può esistere tecnologia senza l’uomo, la coppia quindi funziona solo se alla guida c’è l’essere umano e lavorando insieme uomo e macchina possono raggiungere ottimi risultati.

L’IA NEI PROCESSI DI SELEZIONE

L’Intelligenza Artificiale applicata ai processi di selezione è l’esempio di come la tecnologia a supporto dell’uomo funziona. L’AI lavora su entrambi i fronti: esigenze dei candidati e delle aziende.

Le stime parlano di circa l’88% di candidature non in linea con la posizione offerta.
È evidente che il candidato ha bisogno di trovare il maggior numero di offerte di lavoro adatte al proprio profilo quanto il recruiter ha bisogno di scremare i curricula non interessanti a favore di una short list adeguata.

Gli algoritmi di machine learning oggi lavorano proprio sul matching e sulle corrispondenze migliori per chi cerca e per chi offre lavoro. Come? Con una lettura semantica dei curricula, con un’analisi accurata delle parole chiave e dei sinonimi, ma non solo, nelle candidature video l’Intelligenza Artificiale è in grado di valutare elementi come le espressioni facciali o il tono di voce.

Il vantaggio non è avere una macchina che svolge la selezione al posto di un essere umano, ma fornire ai reparti HR una rosa di candidati appropriata alla selezione e ordinata secondo un ranking oggettivo basato sull’analisi di più elementi contemporaneamente.

COSA PENSANO I CANDIDATI?

Secondo Rapporto 2019 AIDP e LABLAW a cura di DOXA su Robot, Intelligenza artificiale e lavoro in Italia, nonostante l’alto tasso di apprezzamento generale sull’utilizzo dei robot e dell’Intelligenza Artificiale, per il 70% degli intervistati provocherà la perdita di molti posti di lavoro.

Il timore della sostituzione del lavoro umano con le macchine è ancora fortemente sentito e i candidati non vedono di buon occhio l’incursione di tecnologie basate su AI nella selezione.

Per la maggior parte dei lavoratori, infatti, una macchina non sarà mai in grado di sostituirsi alla capacità umana di valutare una persona sulla base di fattori oggi decisivi come soft skills, motivazione, personalità, adattabilità al ruolo e all’organizzazione. Ma ad alzare gli scudi ci sono anche argomentazioni più legate alla sfera della tutela della privacy e della garanzia di non essere soggetti a pregiudizi dovuti ai filtri imposti a priori nella configurazione del software.

Fugare questo tipo di dubbi con una comunicazione trasparente e con il supporto di soluzioni HR innovative che nascono per supportare eticamente l’attività di recruiting diventa una scelta strategica per l’azienda che dà le giuste garanzie ai candidati e si presenta sul mercato con un valore aggiunto.

L’APPROCCIO HUMAN FIRST

Nel 2018 la Commissione Europea ha dato il via ai lavori per la pubblicazione di un Codice Etico sull’Intelligenza Artificiale. Una serie di linee guida da rispettare nella progettazione di sistemi che devono avere come punto primario la centralità dell’essere umano.

In sostanza, l’AI deve essere al servizio del bene comune, deve essere affidabile e garantire sempre e comunque alcuni diritti fondamentali, tra cui: il rispetto per l’integrità fisico-morale della persona, la libertà dell’individuo, l’uguaglianza, non deve discriminare.

Il bisogno di sancire l’uomo come fulcro intorno a cui si sviluppa l’Intelligenza Artificiale non significa solo scongiurare una deriva tecnologica, ma ci porta anche a riflettere su quanto sia importante considerare prima di tutto la persona.